Siamo al sesto giorno del nostro tour in Giappone, dopo aver fatto colazione prendiamo posto sul nostro bus GT che ci porterà da Nagano a Takayama percorrendo circa 240 km.
Castello di Matsumoto
La nostra prima tappa è il Castello di Matsumoto, nominato nel 1952 Tesoro Nazionale del Giappone, situato nel cuore della Prefettura di Nagano. Il Castello, uno dei monumenti storici più belli del Giappone, è conosciuto, per le sue mura esterne di colore nero, come “Castello del Corvo“. Questa meraviglia architettonica offre uno sguardo sul passato feudale del Giappone e nel contempo una vista mozzafiato sulle montagne circostanti.

All’entrata nel Castello veniamo accolti da un grande fossato nel quale si riflette la maestosa struttura: un paradiso per gli amanti della fotografia!!! Sul bordo del fossato infatti ci sono indicazioni che identificano le postazioni più adatte per scattare la miglior fotografia possibile quasi da fotografo professionista.

Questa mattina il cielo è particolarmente limpido e di un azzurro cristallino, le acque del fossato sono calme e trasparenti tanto da consentirci di vedere le carpe Koi e altri pesci nuotare tranquillamente ignari delle persone che li stanno guardando e fotografando. Anche per noi è d’obbligo chiedere ad Andrea il nostro accompagnatore dell’agenzia viaggi “Il viaggio che ti manca” una foto ricordo!

Addentrandoci nel parco ci troviamo proprio di fronte al Castello e ci rendiamo conto della sua maestosità. Ci prendiamo un po’ di tempo per fare una passeggiata ed ammirare il fogliame vivace degli alberi che non fa che aumentare ulteriormente il fascino del castello.
Il Castello di Matsumoto è uno dei 12 castelli originali più belli del Giappone. Il suo imponente torrione nero, le eleganti impalcature e le tegole incise danno un senso di forza e grazia tali da renderlo uno dei più rinomati e belli del Giappone.

Le sue origini risalgono al periodo della guerra civile durante l’era Eisho (1504-1521). Conosciuto allora come Castello di Fukashi, ribattezzato Matsumoto da Sadayoshi Ogasawara, dopo l’assedio del 1582. Il Castello di Matsumoto è uno dei principali castelli storici del Giappone, insieme al Castello di Himeji e a quello di Kumamoto.
Il torrione principale (donjon), il più antico torrione del Giappone, fu costruito tra il 1593 e il 1594. Successivamente fu costruito un torrione più piccolo e un passaggio coperto per collegarlo al torrione principale. Questi torrioni furono fortificati con finestre in pietra (ishiotoshi) a caduta per impedire agli invasori di scalare le mura e dotati di aperture rettangolari per il lancio di frecce (yazama) e fori quadrati per sparare con i moschetti (teppozama).
Una volta raggiunta la pace nella regione, furono aggiunte una terza torretta e la Sala della Luna, completando così le cinque strutture collegate del Castello di Matsumoto. Una caratteristica di questo castello è che dall’esterno si possono contare 5 piani, mentre in effetti all’interno c’è un piano in più, il terzo, senza finestre e invisibile dall’esterno.

Per visitare l’interno del castello bisogna togliersi le scarpe; vi consiglio di stare molto attenti perché le scale sono veramente strette e ripide.

L’interno del castello è molto simile a quello di tutti i castelli giapponesi, pavimenti e strutture in legno, esposizione di armature e armi dell’epoca Sengoku.

Arrivati all’ultimo piano che serviva da quartiere generale per il daimyo, “il signore feudale”, ad un’altezza di circa 22 mt, é possibile godere di un incredibile panorama a 360° su tutta la città.
Il Castello di Matsumoto è una meta imperdibile per chiunque sia interessato alla storia, all’architettura e alla cultura giapponese. La sua bellezza mozzafiato e il suo valore storico lo rendono una tappa memorabile del vostro viaggio. Sia che siate appassionati di storia o visitatori occasionali, penso sia impossibile non apprezzare questo iconico punto di riferimento.
Personalmente sono rimasta affascinata da questo luogo, complici la giornata stupenda, il cielo azzurro, le montagne innevate sullo sfondo, le acque del fossato limpide e calme e i colori dell’autunno.
Shirakawa-go
Lasciato il Castello di Matsumoto, attraversate le alpi giapponesi, ci dirigiamo verso il villaggio tradizionale di Shirakawa-go.

Durante il tragitto da Matsumoto a Shirakawa-go non ci si può certo annoiare. Passare in mezzo alle alpi con le loro cime innevate, incontrare i macachi liberi nella natura, vedere ruscelli zampillanti e fiumi in mezzo a queste foreste mi hanno tenuta con il naso incollato al finestrino del bus.
L’appellativo “Alpi del Giappone” è stato coniato da un gentiluomo britannico durante l’era Meiji, più di 100 anni fa. Ovviamente le catene e le montagne giapponesi non possono raggiungere altezze paragonabili alle Alpi Europee o alle Rocky Mountains ma arrivano comunque a oltre i 3000 mt.
Dopo una breve sosta per il pranzo in un autogrill si arriva a Shirakawa-go. Nascosto tra le montagne e le foreste delle prefetture tra loro confinanti di Nagano, Gifu e Toyama, ci troviamo davanti a un qualcosa di unico: i villagi storici di Shirakawa-go e Gokayama designati dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.

I villaggi storici che costituiscono Shirakawa-go e Gokayama sono tre e precisamente: Ogimachi, Ainokura e Suganuma. Sebbene il titolo di Patrimonio dell’Umanità sia condiviso da due regioni (Shirakawa-go e Gokayama), Shirakawa-go è probabilmente la più famosa delle due, soprattutto grazie alle dimensioni del suo villaggio storico Ogimachi e alla sua facile accessibilità.
Il villaggio di Ogimachi vanta la più alta concentrazione di costruzioni in stile gassho-zukuri dell’intera area. La parola gassho-zukuri in giapponese significa “mani giunte in preghiera” e se ci si sofferma a guardare le case si capisce il perché. Queste case sono costruite interamente in legno, il loro tetto spiovente di forma triangolare è stato progettato per fronteggiare il peso della neve che qui in inverno cade copiosa.

Dal parcheggio del bus per arrivare al villaggio si attraversa un ponte che porta alla strada principale.

Purtroppo il tempo non è dei migliori, tuttavia vedere questo villaggio sotto la pioggia e la neve ha un fascino particolare che, a mio avviso, lo rende ancora più bello. Avremmo voluto iniziare la nostra visita dirigendoci verso il punto di osservazione panoramico Shiroyama che si trova in cima a una collina a nord del centro del villaggio. Da quella postazione si può avere una bellissima vista su Ogimachi e le sue fattorie. Purtroppo, a causa della pioggia, non abbiamo potuto raggiungere il punto panoramico al quale si accede attraverso un sentiero percorribile a piedi in circa 15-20 minuti. E’ possibile raggiungere questo punto anche con un servizio shuttle a pagamento il cui costo è di 300 yen a tratta. La partenza del bus è vicino alla casa Wada-ke.
Il villaggio di Ogimachi è il più grande ed è la principale attrazione di Shirakawa-go. Ospita diverse decide di case coloniche gassho-zukuri molto ben conservate alcune delle quali hanno più di 250 anni.

Queste case hanno strutture sorprendenti, progettate per resistere ai rigidi inverni e fornire un luogo di lavoro e di vita per gli abitanti del villaggio. Vederle coperte di neve e circondate da campi verdi è veramente bello. Molte di queste case sono state trasformate in ristoranti, musei o minshuku, dove volendo si può passare una notte per vivere a pieno Shirakawa-go.

Alcune case coloniche dei villaggi circostanti, nel tentativo di meglio conservarle nel tempo, sono state trasferite in un museo all’aperto situato dalla parte opposta del fiume rispetto al centro del villaggio di Ogimachi. Questo museo, grazie alla grande concentrazione di case coloniche gassho-zukuri, alle attrazioni del villaggio e alla relativa accessibilità all’area, fanno di Ogimachi il luogo più apprezzato di Shirakawa-go e Gokayama.

Passeggiando ci siamo imbattuti in questo tempio molto strano, denominato Tempio Myozenji, che si trova in una zona tranquilla all’estremità nord del villaggio. Unico nel suo genere, lo Shoromon è la porta principale del Tempio Myozenji. Costruito nel 1801, noto per la sua caratteristica struttura a due strati e l’alto tetto di paglia anziché di tegole come nella maggior parte dei templi. La campana originale del tempio fu requisita per uso militare durante la Seconda Guerra Mondiale. Alla fine della guerra fu fusa nuovamente, ricostruita e riappesa al cancello; viene suonata per le cerimonie e in occasioni particolari come il Capodanno. Sul lato sinistro del cancello si trova un albero di tasso che fu piantato, nel 1827, in occasione del completamento della sala principale e dichiarato monumento naturale della Prefettura di Gifu. Sul lato destro invece cresce un albero di ciliegio la cui fioritura rosa segnala l’arrivo della primavera.

Dopo aver esplorato il villaggio, infreddoliti ci siamo rifugiati in una piccolo bar/sala da tè dove abbiamo gustato un delizioso matcha latte caldo accompagnato da una prelibatezza locale i mochi di Shirakawa-go. Mi aspettavo un dessert dolce e morbido invece, qui a Ogimachi, i “gohei mochi” ed i “tochi mochi” che vengono offerti non sono dolci ma salati: avrei preferito un mochi dolce preparato con il metodo tradizionale!!!!!
La giornata è passata molto in fretta, e nonostante il freddo, la neve e la pioggia è stata una bellissima giornata. Riprendiamo il nostro bus e ci dirigiamo verso Takayama dove passeremo la notte per poi spostarci in direzione Kyoto.
Takayama

Verso sera raggiungiamo Takayama famosa per il suo centro storico ben conservato. Il nostro albergo l’Hotel Associa Takayama Resort è carino con stanze ampie ben arredate anche se un po’ datate, unico neo, non essendo in centro, non siamo riusciti a fare il nostro solito giro di perlustrazione nei dintorni dell’albergo. Abbiamo comunque trovato il modo, con altri componenti del gruppo, di passare un po’ di tempo scambiando quattro chiacchiere e gustare qualcosa al bar molto carino dell’albergo.
